"...Continuai a correre
verso di lui.
-Lucifer!- urlai.
Ancora qualche metro e finalmente sarei stata fra le sue braccia.
Mi fermai ad un metro da lui.
Lo temevo. Non poteva essere diversamente.
Lui, bellissimo.
I capelli corvini portati lunghi ed ordinati.
Il volto allungato e gli zigomi
ben pronunciati.
Gli occhi d'un nero profondo e
ammaliatore.
Naso perfetto e labbra carnose.
Il fisico possente ma elegante,
slanciato.
Sempre vestito di nero.
Sempre perfetto ed elegante.
-Sei degno del nome che porti..- gli dissi sorridendo.
-Me lo hanno detto in molti, mia cara.- scherzò a sua volta.
Fu lui ad avvicinarsi.
Quasi non me ne accorsi
D'un tratto ci ritrovammo
occhi negli occhi.
-Elyna'El, undicesimo arcangelo creato.
L'unico organico.
L'unico che è riuscito ad ammaliarmi.-
-Non son degna di queste parole- risposi distogliedo lo sguardo.
Dolcemente le sue labbra
si posarono prima sulla guancia
poi sulle labbra.
-Sai...- iniziò Lucifer scostandosi leggermente.
-Appena fui stato cacciato dalle Grazie Divine, decisi in cuor mio, di dedicare la mia esistenza alla ricerca della perfezione.
Ovviamente questo prevedeva anche la sterminazione dell'essere umano. In realtà lo prevede ancora...- fece una pausa. Lo presi per mano e lo condussi al divanetto cremisi, posto alla nostra destra. Mi sedetti e lo feci stendere.
Il suo capo poggiava sulle mie cosce, quasi totalmente coperte da sui capelli.
Iniziai ad accarezzarli e lui riprese.
-Dapprima la cercai in me stesso e una volta soddisfatto cercai d'instaurala anche in Asmaele ed Ismaele. Però mi accorsi che qualcosa non andava.
Ero perfetto eppure soltanto i miei figli mi amavano.
Nessuno mi amava.
Anche ora, sono perfetto eppure mi vengono imputati tutti i mali del mondo.
Iniziai a chiedermi: Sono perfetto per chi mi vuole vedere tale?- si fermò lasciando la domanda a mezz'aria.
-La perfezione è soggettiva. Io non vi vedo perfetto.- fissi tranquilla, quasi sottovoce.
-Esattamente, mia cara. Soggettività. Un dono conseguenza del libero arbitrio.
Una bella giornata può essere perfetta per l'usignolo, mentre per il gufo è solo fastidio.
I gesti che stai compiendo per me sono eterei, per altri sono fastidiosi.-
Si bloccò e lentamente si alzò in tutta la sua maestosità.
Si tolse la giacca e l'andò ad appoggiare alla scrivania.
Lo vidi aprire un cassetto e prenderne fuori il contenuto.
Troppo lontana per capire. Appoggiò l'oggetto sulla scrivania ed inizio a rimboccarsi le maniche della camicia viola. Indi, prese l'oggetto e si avvicinò.
-Lucifer...-Mormorai quando vidi scintillare, nella sua mano destra la lama del pugnale in adamantio. Mi fece cenno di tacere.
-Lo vedi?-Chiese inginocchiandosi mentre tagliava i cordoncini che tenevano chiuso il mio corpetto. Quando ebbe finito me lo strappò, nella maniera più letterale e io mi ritrovai a seno scoperto. Un leggero rossore pervase le mie guancie.
Lucifer sembrava combattuto fra il desiderio perverso di dimostrare se stesso e dalla voglia d'amore. Si riscosse e puntò il pugnale al centro, sotto l'attaccatura del seno. Tracciò una croce rovescia di sangue fino all'ombelico.
Mugugnai dal dolore e delle calde lacrime si insinuarono nei miei occhi.
La ferita era superficiale ma profonda abbastanza da lasciar uscire liquido scarlatto
Lui s'immobilizzò a fissare estasiato la sua opera perversa.
-Questo per te è stato doloroso e umiliante. Per me è stato perfetto...Semplicemente perfetto- sospirò Lucifer.
Respirai profondamente per trattenere la rabbia mista a dolore.
Passai indice e medio della Mano sinistra sulla ferita sanguinante e, con il mio stesso sangue bagnai le labbra di lui.
-Mio piccolo Diavolo. Sei solo un essere solo che cerca l'impossibile.-dissi piano con uomo tranquillo. Lui alzò lo sguardo smarrito, le labbra ancora insanguinate. Pareva incredulo, e disorientato dalle mie parole.
-La perfezione è ovunque, quindi introvabile. Questa è la verità. Abituati.- conclusi sarcastica.
Ci fu silenzio e d'un tratto il suono del pugnale lasciato cadere a terra.
Un attimo, un secondo.
Mi ritrovai immobilizzata per i polsi, quasi totalmente schiacciata dal suo peso.
Ansimava violentemente.
-Incazzato?- chiesi beffarda.
-Non tentare la fortuna, giovane angelo. Non osare-ringhiò forte Lucifer.
-E cosa vorresti fare? Uccidermi? Eliminarmi solo perché ti ho contraddetto?- replicai sull'onda della follia.
Prima mi attirò a se, poi mi fece stendere.
Le mani di lui scesero sui fianchi e lentamente la sinistra andò sulla coscia mentre la destra afferrò il seno. Istintivamente inarcai la schiena e i nostri corpi si ritrovarono uno contro l'altro.
-Non darmi ispirazione ragazzina! Ricorda che sei solo una marionetta.-mi sussurrò languido all'orecchio
-Marionetta? Detto da te è un complimento. Non ti ricorda nulla questa scena? Un angelo che si ribella al proprio signore, contraddicendolo. L'esilio, l'eliminazione. Sei proprio come tuo fratello.- ringhiai piano.
Ci fu un attimo di silenzio. Poi un urlo spezzò l'aria. Chiusi gli occhi. Un urlo di dolore. Il dolore dell'Angelo Perfetto.